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24/03/2014
Come terminare un’attività economica in Italia

di Paulina Sewerzyńska
Iniziare una propria attività è il sogno di tante persone. Al giorno d’oggi, esercitare un lavoro "senza un padrone" è diventato per molti l'alternativa al posto fisso o al lavoro dipendente. Ma di questi tempi nessuno è al sicuro: ogni giorno si rincorrono le notizie sulla crisi e sulle aziende che terminano la loro attività. La crisi non ha pietà per nessuno: essa ha infatti un effetto sia sulle imprese di grosse dimensioni o multinazionali che sulle aziende più piccole. Occorre tuttavia ricordare che un imprenditore può terminare la sua attività commerciale per diversi motivi e non soltanto quando è di fronte ad un fallimento, ma anche ad esempio per una scelta personale o in seguito ad una diversa, lunga carriera. Quando siamo costretti a chiudere la nostra azienda per la mancanza di prospettive per il futuro o semplicemente vogliamo mettere fine alla nostra attività per concentrarci su un altro obbiettivo, quali sono le procedure da seguire in Italia ?

1. Dittà individuale
Per la chiusura di una ditta individuale non è prevista la fase della liquidazione, per cui tutto il procedimento della cancellazione dell’impresa individuale si svolge in modo piuttosto semplice.
Per la cancellazione d'ufficio delle imprese individuali sono previste dalla norma quattro fattispecie, ovvero: decesso dell'imprenditore, irreperibilità dell'imprenditore, mancato compimento di atti di gestione per tre anni consecutivi oppure perdita dei titoli autorizzativi o abilitativi all'esercizio dell'attività dichiarata. Queste appena elencate sono le cause che obbligano un imprenditore a chiudere la propria ditta. Egli però, come abbiamo già accennato prima, può anche terminare la sua attività per altri motivi, in modo facoltativo.
Quando è giunta l’ora di chiudere la nostra ditta dobbiamo seguire i seguenti passi: innanzitutto, dobbiamo “chiudere i conti” dell’impresa, regolare i debiti ed i crediti residui, senza peraltro dimenticare che l'imprenditore, anche una volta chiusa l’attività d’impresa, resta responsabile con il suo patrimonio delle obbligazioni che dovessero risultare non soddisfatte.
In seguito è necessario chiudere i rapporti con i vari enti dove per legge ci eravamo registrati quando avevamo iniziato la nostra attività.
Chiudere la partita IVA è il nostro punto di partenza, ma come farlo?
Chiudere la partita IVA è un procedimento abbastanza semplice che si deve effettuare entro 30 giorni dalla chiusura della propria attività.
Per la cessazione della nostra partita IVA bisogna recarsi all’Agenzia delle Entrate e compilare il formulario corrispondente alla cessazione dell’attività per le persone fisiche. La fase successiva consiste nel consegnare i documenti compilati, oppure inviarli all’Agenzia delle Entrate tramite il servizio postale.
Questi adempimenti vanno via via ad essere sostituiti dalle comunicazioni telematiche eseguite dai professionisti abilitati (commercialisti, centri di assistenza fiscale).
Il passo seguente consiste in una comunicazione alla camera di commercio –oggi in via esclusivamente telematica- con la quale si richiede la cancellazione dell’impresa dal registro delle imprese in seguito alla cessazione dell’attività. Il presupposto necessario è la chiusura della partita IVA. Successivamente, l’Agenzia delle Entrate e la camera di commercio provvederanno ad inviare all’INPS e all’INAIL la comunicazione di cessazione della partita IVA per chiudere la posizione contributiva. Tuttavia è sempre consigliato verificare che la comunicazione all’INPS o all’INAIL sia stata effettuata; oggi tali uffici dispongono pure di un servizio di posta elettronica dedicata alle relazioni col pubblico, rendendo così innecessario un accesso personale per le verifiche del caso.

2. Società di persone
Le società di persone sono enti molto diffusi in Italia e si possono dividere in tre categorie, ovvero: le società semplici, le società in nome collettivo ed infine la società in accomandita semplice.
Perché le società di persone sono cosi popolari in Italia ed anche all’estero? La risposta è semplice: la maggior parte delle persone è in grado di svolgere solo un’attività di piccole dimensioni, commerciale o agricola, e le società di persone si prestano perfettamente per questo tipo di attività economica, esercitata in forma associata. Inoltre le società di persone sono quelle più diffuse poiché permettono l’esercizio di ogni tipo di attività. L’unico aspetto negativo riguardante la società di persone è la responsabilità dei soci, la quale è illimitata - i soci rispondono con tutto il loro patrimonio presente e futuro e solidale - ; ad ogni socio può essere richiesto il pagamento dell’intero credito a prescindere dall'entità della sua quota di partecipazione (art. 2740 c.c.)
Come abbiamo sottolineato prima, si può presentare l’eventualità che la nostra ditta risulti insolvente oppure che dobbiamo terminare la nostra attività per altri motivi.
Come sciogliere una società di persone? Il procedimento per la chiusura di una società commerciale sarà sempre più’ complicato rispetto ad una ditta individuale. La legge non impone la procedura di liquidazione per le società di persone (questa è una fase facoltativa). Tuttavia la procedura di liquidazione può essere prevista dall’atto costitutivo della società, oppure da un accordo successivo dei soci. I soci possono anche decidere di evitarla ed arrivare all’estinzione della società constatando l’inesistenza dei debiti sociali (in modo consensuale o chiedendo al giudice) e decidendo i loro reciproci rapporti patrimoniali. In questo caso un notaio attesterà le dichiarazioni per lo scioglimento e la cancellazione. Così la società potrà poi essere immediatamente cancellata dal Registro delle Imprese.
La procedura della chiusura di una società di persone scatta nel momento in cui si verifica una causa di scioglimento prevista dalla legge o dal contratto sociale. Per quanto riguarda le cause descritte nel codice civile, tra le varie condizioni vale la pena ricordare il conseguimento dell'oggetto sociale o anche l'impossibilità sopravvenuta nel raggiungimento di tale oggetto, venir meno della pluralità dei soci nel caso in cui nel termine di sei mesi questa non venga ristabilita, la decisione unanime dei soci, il decorso del termine (nel caso in cui l'attività sociale sia a tempo determinato), il verificarsi di ogni altra causa prevista nell'atto costitutivo. Tutte le possibile cause di scioglimento della società di persone le troviamo nell’ art. 2272 del libro quinto del codice civile. Appena si presenteranno tali cause di scioglimento, gli amministratori potranno compiere solo gli affari urgenti, per cui si dice che l’attività della società viene congelata oppure rigorosamente limitata.
A questo punto la liquidazione della società diventa un obbiettivo principale per i soci. Della liquidazione della società si occupano i liquidatori i quali possono essere sia soci che persone non associate; questi devono essere nominati all'unanimità dai soci o, in caso di disaccordo, dal presidente del tribunale, dopo apposito ricorso. Siccome la liquidazione richiede molte operazioni finanziarie, generalmente si nomina come liquidatore un commercialista o una professionista di fiducia della società (si può nominare un liquidatore solo una persona fisica). La nomina dei liquidatori deve essere a tempo indeterminato atteso che essi debbano rimanere in carica per tutto il tempo necessario per poter portare a termine le procedure di liquidazione fino alla cancellazione della società dal registro delle imprese. I liquidatori devono vendere i beni sociali fino a soddisfare i creditori, la cui pretesa è fissa e non residuale come quella dei soci; in altre parole, prima dobbiamo pagare i nostri creditori ed in un secondo tempo possiamo condividere il patrimonio rimanente tra tutti i soci. In questo periodo, gli amministratori non possono compiere alcuna operazione di gestione sociale, ma dovranno attenersi alla sola liquidazione.
Per chiudere la fase di liquidazione è opportuno redigere il bilancio finale (il documento che attesta lo stato patrimoniale finale della società). Le norme non hanno previsto uno schema predefinito per la redazione del bilancio finale di liquidazione. Per questo motivo dobbiamo rivolgerci alla dottrina, la quale specifica il contenuto del bilancio. Secondo questa, il bilancio finale, per essere completo, deve sempre contenere tutte le informazioni che consentono :
• di quantificare il patrimonio attivo finale da ripartire;
• di esporre il piano di riparto che evidenzi il diritto dei soci sulle quote in liquidazione;
• di esprimere il parere degli organi di controllo.
Il bilancio finale di liquidazione dovrebbe essere suddiviso in due parti, tra loro strettamente connesse:
• il bilancio finale in senso stretto
• il piano o prospetto di riparto
Una volta redatto e sottoscritto il bilancio finale di liquidazione, i liquidatori devono trasmetterlo all’organo di controllo e all’eventuale soggetto incaricato della revisione legale affinché questi possano approvarlo. In pratica, bisogna inviare il bilancio ai soci, i quali hanno 60 giorni di tempo per presentare un reclamo e, se nel corso di questo periodo i soci non propongono dei reclami, il bilancio finale di liquidazione s’intende approvato (approvazione tacita). E’ anche possibile che l’istanza di cancellazione venga inviata prima che siano decorsi 60 giorni dall’iscrizione del bilancio finale di liquidazione. In questo caso si tratta di approvazione espressa del bilancio finale di liquidazione per cui, indipendentemente dalla decorrenza del termine prescritto, tutti i soci rilasciano al liquidatore una quietanza liberatoria all'atto del pagamento delle quote di riparto.
Una volta distribuito l’attivo, i liquidatori devono procedere alla cancellazione della società presso il registro delle imprese. Per effettuare la cancellazione della società bisogna compilare il modulo specifico (fornito dalla camera di commercio – il modulo S3). Occorre ricordare che per la cancellazione della società di persone non è previsto il deposito del bilancio finale di liquidazione insieme con il piano di riparto.
L’ultimo passo per completare tutto il procedimento è la comunicazione dell’avvenuta estinzione della società all’Agenzia delle Entrate.

3. Società di capitali Sicuramente le società di capitali rappresentano il tipo di società più complesso dal punto di vista della normativa presente in Italia.
Le società di capitali sono la S.p.A. (società per azioni), la S.a.p.A. (società in accomandita per azioni), la S.r.l. (società a responsabilità limitata), la S.r.l.s. (società a responsabilità limitata semplificata). Senza dubbio, le S.r.l. rappresentano la maggioranza nel sistema economico italiano. Per questo motivo la S.r.l. ci servirà come modello per descrivere i passi da seguire per la cancellazione di una società di capitali.
Le cause di scioglimento per una società di capitali sono diverse e tra queste ricordiamo: lo scioglimento per il conseguimento dell'oggetto sociale o l'impossibilità del suo conseguimento, la venuta meno della pluralità dei soci, il caso in cui vi sia una delibera dell'assemblea, il caso in cui vi sia impossibilità per l'assemblea di svolgere le sue funzioni ed infine per tutte le altre cause previste nell'atto costitutivo.
Recentemente, la procedura di liquidazione della società di capitali è stata semplificata e quindi non è più necessario rivolgersi al notaio al fine di cessare l’attività. Al giorno d’oggi si può affermare che una procedura semplificata si è consolidata tra tutte le camere di commercio, le quali accettano le pratiche di messa in liquidazione senza la forma dell’atto pubblico notarile. Esiste pero un’eccezione che si verifica nel caso di scioglimento volontario e anticipato del contratto sociale rispetto alla scadenza, il quale rappresenta il caso tipico in cui viene a modificarsi lo statuto sociale e per il quale l’art. 2480 c.c. richiama espressamente l’intervento del notaio.
Appena si verificano le cause per lo scioglimento della società il ruolo degli amministratori diventa cruciale. Essi devono immediatamente notificare agli uffici addetti tali avvenimenti (ovvero devono procedere all’iscrizione dello scioglimento nel registro delle imprese accompagnato dalla dichiarazione degli amministratori di accertamento della causa di scioglimento o della deliberazione dell’assemblea). Questo compito degli amministratori è molto importante poiché l’iscrizione dello scioglimento presso la Camera di Commercio ad ogni modo „protegge” i soci dalle richieste degli eventuali danni da parte dei creditori.
Ai sensi della normativa italiana aprire il procedimento di liquidazione, contrariamente a quanto succede per le società di persone, è obbligatorio. Gli amministratori, prima della nomina dei liquidatori, sono soprattutto obbligati alla conservazione dell'integrità del patrimonio. Da questo punto non è più ammissibile che gli amministratori assumano nuovi rischi imprenditoriali o finanziari, se non indispensabili alla conservazione del patrimonio sociale; in altri termini, dobbiamo, come nel caso della società di persone, congelare la nostra attività. Subito dopo aver accertato l'esistenza delle cause di scioglimento sarà necessario convocare l'assemblea, la quale dovrà nominare dei liquidatori.
A questo punto i liquidatori prendono il posto degli amministratori della società. Prima, i liquidatori devono depositare le loro nomine al registro delle imprese. Essi non si comportano come amministratori nel normale svolgimento delle attività della società. Il loro compito si compone nel definire i rapporti pendenti, ovvero: monetizzazione degli attivi sociali e pagamento dei creditori della società.
Per quando concerne il bilancio finale della liquidazione, la procedura è simile a quella descritta nel caso della cancellazione della società di persone. I liquidatori hanno l’obbligo di depositarlo presso il registro delle imprese. Anche in questo caso il bilancio deve essere accompagnato dal piano di riparto che contiene la parte spettante a ciascun socio nella divisione del residuo attivo.
Il bilancio, come abbiamo già detto prima, deve essere approvato da parte dei soci. Anche in questo caso esistono due tipi di approvazione del bilancio :
• approvazione espressa: bisogna rilasciare una quietanza o approvare con un verbale di assemblea purché tutti i soci siano presenti e all’unanimità:
• approvazione tacita: decorso il termine di novanta giorni (ricordiamo che per la società di persone è richiesto il termine di sessanta giorni) successivi all’iscrizione del bilancio senza che siano stati proposti reclami il bilancio finale della liquidazione s’intende approvato. L’eventuale reclamo può proporsi innanzi al tribunale.
Una volta pagati i creditori tutto ciò che rimane viene diviso tra i soci: prima si restituiscono i conferimenti iniziali, in termini di denaro, in base alla percentuale di partecipazione, e di beni apportati (immobili, autovetture, macchinari, etc.); se avanza ancora qualcosa, questa verrà divisa in base alle percentuali di partecipazione agli utili.
Una volta che abbiamo finito di ripartire i beni sociali residui, i liquidatori richiedono la cancellazione d’ufficio della società dal registro delle imprese con apposita istanza telematica (sempre modello S3). A questo punto, se un creditore è insoddisfatto, può rivalersi contro i soci, ma fino alla loro quota di liquidazione.
Compiuta la procedura di cancellazione, i libri della società devono essere depositati e conservati per dieci anni presso l’ufficio del registro delle imprese. Questo è l’ultimo obbligo che devono compiere i liquidatori.

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